1879

 
L'avvisatore alessandrino - anno XXVII n. 61 - giovedì 29 maggio 1879

Piene d'acqua.

Una inondazione come la presente si ricorda solo nel 1857. Allora la Bormida si era riversata sino alla vecchia piazza d'armi. Il sobborgo di S. Michele, come l'attuale degli Orti, era stato tutto allagato e rotta in più siti la strada nazionale. Il gazometro allagato, e la città per circa cinque sere dovè essere illuminata con candele steariche, e così il teatro.

L'inondazione in Alessandria

Le dirotte e continue piogge dei giorni addietro, misero fin da lunedì in apprensione la cittadinanza e gli abitanti di alcuni cascinali fuori mura, e quelli specialmente del sobborgo degli Orti.

Mentre Tanaro andava lentamente ingrossando, la Bormida si manteneva in una mediocre altezza. Non ostante i coloni, i proprietari, memori dell'ultima e quasi recente inondazione, trepidavano e si preparavano a porre in salvo le masserizie e il bestiame.

I contadini, i proprietari, gli affittavoli presso il Tanaro e nella pianura adiacente, nella sera del lunedì stavano fissi alle crescenti onde indecisi di rimanere o allontanarsi dalle loro abitazioni e di condurre al sicuro il bestiame e mettere al riparo le derrate. Alcuni si premunirono a tempo: ma non tanto bastante a salvare ogni avere.

Nella notte il Tanaro cominciò a infuriare. Al mattino era già giunto a considerevole altezza. I dispacci, sebbene la pioggia da noi avesse cessato alle 2 e 1/2 antimeridiane, segnavano il continuo gonfiare del fiume. Più tardi le campagne incominciarono ad allagarsi. L'inondazione si estese a destra e sinistra del Tanaro. L'acqua in alcuni siti sormontò gli argini, minacciò quella della ferrata, e l'allarme, lo spavento fu generale. Fu un salva salva! Alcuni gettando grida di sconforto salirono sui tetti, sugli alberi, si ricoverarono su piccoli altipiani. L'autorità subito di buon mattino, mentre tutto era ancora buio, ordinò un attivo servizio di soldati. Gran parte di truppa del presidio s'adoprò con coraggio e abnegazione a formar dighe, ad innalzar ripari. Nel sobborgo degli Orti, dove l'acqua penetrava a torrenti, alcune famiglie vennero poste in salvo su barche.

Intanto il fiume andava sempre più crescendo. Si videro trascinati dalla infuriata corrente buoi aggiogati, buoi legati al carro, maiali, legna, utensili, cataste di fiene, due culle vuote, che accrescevano la paura e destavano la commozione della folla immensa che s'accalcava sul ponte, lungo la riva, verso il sobborgo degli Orti, a contemplare trepidante il terribile spettacolo di quella enorme massa d'acqua, che si avanzava imponente occupando un vastissimo letto! La tetra malignità del tempo non dava segno di rabbonirsi, e si temeva l'allagamento della città. Infatti nella località prima di giungere al ponte della Cittadella, il fiume uscì dal suo letto ed inondò il viale di circonvallazione all'altezza di 60 centimetri, e senza una diga costrutta dalla truppa l'acqua sarebbe certamente penetrata nella città. Alcune cantine s'andavano riempendo pel rigurgito delle acque dei condotti sotterranei. Due cortili dell'ospedale civile avevano l'acqua a circa due metri d'altezza; una parte di via dei Mercati era allagata ed i cittadini s'adopravano con ogni sforzo, costruendo dighe e ripari per tener lontano l'acqua dalle case e dalle botteghe. L'ansia dei cittadini era sempre crescente, perché mentre verso le ore 4 pomeridiane il Tanaro continuava a gonfiare, il cielo si faceva fosco e tutto minacciava la ripresa delle piogge diluviali. Intanto alcuni dispacci da Asti all'autorità annunziavano che le acque continuavano a crescere. Le campagne del territorio alessandrino vicine al fiume vennero tosto allagate. Si trattava di tagliare l'argine della ferrovia per salvare la città. Si vedevano sempre trasportati dalla corrente animali e legnami. Due vacche erano tratte in salvo.

Lo spavento si era poi fatto generale nel sobborgo degli Orti; questa località venne inondata alla lettera: la vastissima piazza d'armi vicina si tramutò in un lago. Tutte le case avevano l'acqua sin quasi al primo piano: parecchie minacciarono rovina: tre casupole si sfasciarono. Molte famiglie si posero in salvo riparando in città. Coloro che o per infermità o per l'età non potevano passare nell'acqua, furono con veicoli o barche tragittati. Facevano compassione i vecchi cadenti, le madri atterrite stringersi al seno i bambini!

Fortunatamente verso le ore 9 la piena rimase stazionaria. Alle ore 10 il prefetto riceveva dispacci rassicuranti, che annunziavano la decrescenza delle acque: a mezzanotte cessava il pericolo di nuovi danni.

In questa dolorosa circostanza non venne meno come al solito il valoroso presidio e le autorità tutte. Si prestarono i soldati coi loro superiori ad un indefesso lavoro. Lode all'esercito, sempre pronto a fare sacrifizi pel paese, sia in guerra come nelle sventure cittadine. Il consiglio comunale nella seduta di martedì sera, dietro la proposta di un consigliere, votava all'unanimità e col plauso della tribuna, un ringraziamento al presidio per l'opera prestata, al prefetto per lo zelo e l'intelligenza dimostrata, alla Giunta per le sue cure solerti e previdenti, e a tutti quegli impiegati che fecero più del loro dovere.

Sino al presente non si è avverato alcun caso di vittime umane: si parla di qualche annegato: ma non sono che voci. L'apprensione negli abitanti non è però cessata. Ieri mercoledì ricominciava a piovere, a diluviare.

Ci salvi la sorte da maggiori disgrazie e sventure!