Ghilini, Annali di Alessandria, 1647
Essendo poi per cagione delle dirotte piogge di sette giomi contigui, cioè dalli due di
esso mese di Novembre fino alli otto, cresciuta fuor di modo la Bormida; inondò anche con
l'aiuto dei torrente Orba la vicina campagna fin sotto le mura di Alessandria e arrivò
fino al villaggio di Marengo, il cui circonvicino terrìtorio si vedeva tutto da quel
fiume allagato con gran danno de' seminati campi; e poco dopo, cioè nell'ottavo sudetto
giorno divenuto all'altezza dell'istesso fiume, e d'alth ancora straordinariamente grosso
il Tanaro, ne seguì un'unione tale fra loro, che sembravano un solo fiume; si vide in
particolare il Tanaro tanto gonfio e impetuoso, che a mernoria d'uomini non fu mai veduto
di così fatta maniera, massime dentro di Alessandria, dalle volte dei cui ponte correva
discosto solamente un braccio, svelse infiniti arbori di smisurata grossezza, conducendoli
seco a guisa di tanti trofei della rapace altierezza sua, staccò 5 mulini dalla riva
dentro questa città, benché fossero con grosse funi e catene legati, e in vari luoghi li
condusse la maggior parte guasti e fracassati; entrò in Alessandria per due bande, cioè
verso la strada maestra vicino al suddetto ponte e verso la porta degli Orti; da quella
essendo corso nelle cantine, cagionò quasi subito la rovina di quattro case con botteghe
a quelle soprastanti e indebolì talmente tutte l'altre alle suddette contigue che per
sicurezza loro, fu di mestiere puntellarle senza dimora; e da questa banda essendo poi
entrato per una finestra d'un aquidotto di già fatto apposta, per ricevere l'acqua
piovuta in quella parte volgarmente chiamata la Valle (valle S. Bartolomeo), e conduca per
l'istessa finestra in esso fiume, ne sortì allora contrario effetto; poiché avendo egli
sormontata orgogliosamente la strada de suddetti Orti, invece di ricever l'acqua di
suddetta Valle, gliela somministrò per la medesima finestra in tanta quantità, che ne
risultò la caduta di quaranta case malfondate, e di crudi mattoni fabbricate. Non
apparivano in parte alcuna le di lui sponde, ne le due strade, l'una delle quali ci
conduce di lungo alli detti Orti, e l'altra con triplicato nome si chiama di Valenza, di
Milano e delle Vigne, ma tutto era Tanaro e tutta la circonvicina campagna, e di qua, e di
la veniva da questo fiume inondata di maniera, che le tre chiese campestri, che si vedono
sotto alle mura, cioè la parrocchiale di Santa Maria della Sanità ne suddetti Orti, dei
Crocifisso fuori della porta delle Vigne e di Maria Vergine di Loreto fuori della porta
d'Asti, parevano essere nell'acqua fondate, la quale arrivò a tale altezza, che salì
sopra gli altari della prima delle nominate chiese e nell'altre due si compiacque di far
solamente l'entrata sua; . . . Tralascio di far menzione ch'egli entrasse in Borgoglio . .
. Furono similmente dal Tanaro visitati Castelceriolo e li Lobij, due villaggi da lui non
molto discosti, nella campagna de' quali fece alcuni danni. Fu insomma questa la maggiore
e più memorabile di tutte l'altre inondazioni, che siano mai seguite dalla fondazione di
Alessandria fino a questi tempi . . .
Il Po similmente si fece ne sudetti giorni valere, con esser dal suo letto prodigiosamente uscito e con aver, con straordinari e calamitosi effetti allargati di maniera le braccia, così nello stato di Milano, e massime nel Cremonese, come nel Mantovano e nel Ferrarese e in altre parti, nelle quali suole scorrere, che i danni di esso fiume in tutte quelle bande cagionati, furono infiniti, furono inenarrabili, e al rifacimento di essi vi bisognerebbero de'milioni.