|
1407 In
sul fine di ottobre, venne tant'acqua dal cielo, che il quartier di
Bergoglio cadde inondato e pressoché distrutto dagli straripamenti del
Tanaro. .
. . Schiavina
Annali di Alessandria - tradotti da C. A-valle pg.
214
Nella
fine del mese di Ottobre venne un diluvio d'acque tanto gagliardo, che
il Tanaro fiume di Alessandria divenuto altiero, orgogliosamente entrò
in Borgoglio, uno dei quattro quartieri della città, e fece rovinare
molti edifizi che o per le ingiurie del tempo o per la materia cattiva
di cui si trovavano fabbricati erano deboli e malsicuri; apportò anche
non poco danno al rimanente delle case di esso quartiere, oltre alla
grande umidità che per alcuni mesi restò in quelle con gran danno
della salute degli abitatori. .
. . Ghilini
Annali di Alessandria 1407/3 |
|
1430 V'ebbero
eclissi di luna e di sole in quest'anno: e i fiumi della Cisalpina
strariparono smisuratamente. .
. . Schiavina
Annali di Alessandria - tradotti da C. A-valle pg. 223
I
fiumi strariparono smoderatamente. .
. . Buzzi
Storia di Gamondio antico pg. 141 |
|
1439 Verso
la fine del 1439 le acque del fiume (del Po), probabilmente ingrossate
dalle piogge autunnali, danneggiarono gravemente il ponte in legno che
collegava Borgofranco con Bassignana e i lavori di riparazione si
protrassero alcuni anni. .
. . Fagnani Torti Profilo storico di Borgofranco Lomellina oggi Suardi pg. 70 |
|
1453 MCCCCLIII.
De mense octobris ingentes pluviae extiterunt, & ita
diuturnae, ut omnia fere Lombardie flumina, lacus, & rivi in
immensum intumuerint, ut non extaret hominum memoria, quae recordari
posset tantam inundationem vidisse, quibus effectum est, ut tertia pars
egregii Pontis Fari collapsa in aquarum abyssos ceciderit. .
. . Lumelli Commentaria pg. 285 |
|
1454 Abbiamo
da Secondino Ventura che i fiumi di Lombardia tanto gonfiarono che
fecero immensi danni, ed il nostro Tanaro rovinò la terza parte del
ponte di Alessandria dopo aver fatto altrettanto a quello di Alba. Il Po
gettò a terra molte case, e trascinò seco molti uomini e bestiame. .
. . Memorie - manoscritto della biblioteca civica di Alessandria mnss 76
Agli
inizi della dominazione sforzesca il ponte (che collegava Borgofranco a
Bassignana) era nuovamente in funzione ma, il 22 ottobre 1454,
un'improvvisa e terribile piena del fiume fece crollare il torrione che
era verso Borgofranco, distruggendo cinque campate del ponte e
minacciando di trascinare via quanto ancora ne rimaneva verso Bassignana.
Nel disastro perirono cinque persone che si trovavano all'interno della
torre e facevano parte del corpo di guardia. Francesco Sforza incaricò
l'ingegnere ducale Pietro da Breggio di riparare la sponda destra e di
ricostruire il ponte ma, data l'enorme quantità di legnami occorrente
allo scopo e l'ingente onere finanziario, i lavori si trascinarono
stancamente sino al 1458, quando l'ambizioso progetto fu abbandonato in
attesa di tempi migliori, che però non vennero mai. A collegare le
opposte sponde del fiume fu istituito un porto natante : un ripiego
provvisorio, nelle intenzioni iniziali, ma che le circostanze resero
definitivo, prolungandone l'esistenza per la bellezza di cinque secoli! .
. . Fagnani Torti Profilo storico di Borgofranco Lomellina oggi Suardi pg. 70 |
|
1468 Verso
il 1468, le acque del Po giunsero nuovamente a minacciare l'abitato di
Borgofranco e, nell'intento di porre un freno all'azione erosiva delle
acque, la comunità di Borgofranco affidò ad un ingegnere lo studio di
un progetto per rettificare il corso del fiume e allontanare
dall'abitato il pericolo di una colossale frana. Contro
questo progetto peraltro insorsero gli uomini di Valenza e quali,
temendo che la deviazione della corrente potesse danneggiare il loro
territorio, esposero le loro lagnanze a Filippo Maria Sforza, feudatario
del luogo e fratello del duca. Non risulta come sia stata risolta la
vertenza. Probabilmente, gli abitanti di Borgofranco desistettero dal
loro proposito, anche perché, nel 1470, le acque del Po si spostarono
verso Bassignana scalzando le fondamenta stesse della rocca, di cui
possiamo tuttora vedere gli imponenti ruderi sotto la costiera che
domina l'ampio bacino del fiume. .
. . Fagnani Torti Profilo storico di Borgofranco Lomellina oggi Suardi pg. 71 |
|
1469 In
quest'anno medesimo tutti i fiumi della Cisalpina strariparono; e grandi
rovine menarono nelle adiacenti campagne. . . . Schiavina Annali di Alessandria - tradotti da C. A-valle pg. 240 |
|
1476 L’A-valle
riporta il testo del Ghilini come traduzione dello Schiavina. .
. . Schiavina
Annali di Alessandria - tradotti da C. A-valle
pg. 241
Nel
mese poi di Novembre divenuti per le continue piogge molto gonfi li
fiumi di Alessandria il Tanaro e la Bormida inondarono con grandissimo
danno li circonvicini campi. .
. . Ghilini Annali di Alessandria 1476/2 |
|
1482 Alli
dieciotto dell'istesso mese di Ottobre venne tanta quantità di piogge
nel territorio loro, che ingrossati li fiumi Tanaro e Bormida inondarono
senza ritegno tutta la campagna del Castellazzo fino alle radici de'
vicini colli . . . Questa inondazione fu tenuta la
maggiore di quante altre siano mai state, non solo per la grandezza del
paese, che tutto aveva allagato, ma anche per l'immensità del danno
cagionato, così in quella terra come in altri luoghi ad essa vicini. .
. . Ghilini Annali di Alessandria 1482/6
1479-1480-1481-1482.
In questa lacuna di quattro anni non havvi nulla di rilevante per
Castellazzo solo, che nacque grande costernazione nelle città, e
territorio di Alessandria il 2 Agosto 1482 per la pestilenza venuta da
mercanzie infette, così terribile, che i cittadini e i Terrazzani furon
costretti di disloggiare dalla città, e da loro paesi, e di fabbricarsi
alcune trabacche posticce, e qui dimorare, finchè fosse scomparso
questo flagello. A
tanta sventura me sopraggiunse un'altra funesta il 28 d'Ottobre di
stesso anno; poiché cadde così a dirotto la pioggia nel territorio
alessandrino che ingrossati senza ritegno Tanaro e Bormida congiunti con
l'Orba allagarono la campagna di Castellazzo sino alle falde de' colli,
strascinando seco nella loro rapina bestiami, robe e attrezzi rurali con
si grave danno de' poveri contadini, e terrieri da muovere compassione,
e lacrime di pietà. Questo infortunio recò eziandio al
Castellazzo, sempre il Ghilini, ed a' luoghi circonvicini gran
fame per la mancanza di vitto, e del vino e pel guasto portato da'
fiumi. Insomma ogni cosa era sott'acqua e per la violenza di questi
fiumi fatti laghi, molte case crollarono, ed altre infinite si dovettero
puntellare, cosicchè Castellazzo divenne una selva selvaggia. Scorgendo
qua tutti gli edifizi a puntello e colà piovere ancora da tutte le
parti delle fessure acqua e immondezze sino a rimanerne le stanze per
lunga pezza deserte. Queste stesse casupole fatte per gli ammorbati di
peste furono divenute preda crudele di quel furore de' fiumi, salvandosi
a stento quelle persone, che erano salite su per gli alberi, o che
potettero avere in aiuto barchette di salvazione. .
. . Buzzi Storia di Gamondio antico pg. 155-156
Arch.
vesc. Pavia, Valenza busta 120 Dal
1° febbraio alla metà di aprile del 1596, il Tanaro inondò tutto il
territorio a valle, abbandonando il vecchio suo letto. E notabile danno
recarono ai seminati, al bestiame, agli averi, Il Tanaro e la Bormida il
30 settembre 1612; l'inondazione
fu pari a quella del 1482 e 1541. .
. . Astori Montecastello e la sua rocca pg. 56 |
|
1485 Fuit
magna pestis in Alexandria & Tanager fecit magnas devastaziones
hominum, qui erant in campania, videlicet in Albereto propter pestem. .
. . Clari Chronica Alexandrina pg. 183
MCCCCLXXXV.
Die duodecimo mensis maii potentissimum peste in civitate laboratur.
Fiunt extra civitatem mapalia, ut in ea infirmi se recipere possent; sed
Tanaro, & Burmida fluminibus inundantibus vorticibus plures absorti
fuerunt, ut etiam qui eadem de causa ad purgandam pestem in Albaretum se
receperant, circum lica Burmidae perierint. .
. . Lumelli
Commentaria pg. 292-293
Nel
1485 il primo di Luglio fecero i nostri consoli un proclame eccitatorio
della vigilanza dei cittadini, a motivo della strage, che la peste
faceva in Milano, ed in Pavia; da Pavia si dilatò in altre città di
Lombardia, e giunse sino ad Alessandria. "Tunc
(cioè li 19 di ottobre, come troviamo nelle nostre memorie) erat
Alexandriae Epidemia, propterquam magna pars Alexandrinorum fugerat e
civitate, et suas habitationes posuerat in insulis Burmidae apud
Castellatium. Supervenit ergo eis repente impetus fluminis, ex quo multi
perierunt." .
. . Biorci Antichità e prerogative d'Acqui Staziella vol. II pg. 108 |
|
1486 MCCCCLXXXVI.
Pestis, quae anno superiori civitatem invaserat, in praesenti acrius
crevit praecipue in quarterio Bergolii, & nemo hominum, qui a dicta
peste aggressus fuerat, evasit. Nulla domus extitit, quae illa corrupta
esset, quin omnes morerentur; multae orationes ad Deum effundebantur.
Cives fere omnes urbe relicta mapalia sibi construebant; nonnulli prope
flumen Burmidae, quidam prope flumen Tanari, aliqui prout commoditas,
& sors dabat; & tamen vix mortem cives evadere poterant, quin
omni die extinguerentur ad centum triginta tres, plus, minusve. Caeterum
Deus, qui omnia ex alto contemplatur, die vigesimo nono octobris tantam
vim pluviae e caelo cadere permisit, tantique tonitrus fuerunt, ut omnes
hoc spectaculo, ac nova re ad summum timorem redigerentur. Flumina
omnia, quae territorium Alexandrinum alluunt, ita excreverunt, ut ad
invicem se conjungerent; qui pestem fugere optabant, in aquam ceciderunt;
quare verum est, quod dici solet, iram irascentis Dei neminem evadere
posse. Diceres diluvium aliquod Noe, vel Deucalionis fabulosi existere.
Videres aliquos velle arbores altissimas ascendere; qui tamen paullo
post prostrati in terram decidebant, miserabiliter se in aquam
dejicentes. Aqua fluminis Burmidae ad portam Genuensem propinque fuit.
Boida, rus non longe a civitate, fere aqua oppressa. Ad Castellatium
plures eversae domus; incolae vix periculum evaserunt, non tamen omnes.
Civitas ipsa in hoc tanto orrendo periculo magnis sumptibus
periclitantibus opem ferre nitebatur. Alii lintribus, alii naviculis
miseros concives adjuvabant, & nihilominus pluvia, per diem, &
per noctem perduravit; glacies ipsae per Tanarum adigebantur, ita ut in
pistrina (pristinis -Ms) magno periculo illorum impingerent; ex quibus
tredecim abiguntur, abducunturque magno impetu, & multo civium
detrimento; multi mortales interim aquis absorbentur. .
. . Lumelli
Commentaria pg. 293
Una
straordinaria piena del Tanaro, fra gli altri danni gravissimi arrecati,
ruppe quattro archi del ponte: per cui, onde porsi riparo, la città di
Alessandria impegnar dovette per cinque anni le rendite delle gabelle:
ordinando inoltre a ciascun cittadino di concorrervi con carri o con
l'opera della mano, in proporzione delle sue forze. Tutta Italia fu
anche lacerata dalla peste. .
. . Schiavina
Annali di Alessandria - tradotti da C. A-valle
pg. 250
Il
Tanaro fiume a cagione delle continue piogge, e delle nevi che
liquefatte scendevano dalle Alpi, venne a tant'altezza nell'alessandrino
territorio, che oltre ad aver condotto via alcuni campi di biade
ripieni, svelse con meraviglioso impeto infino dai fondamenti quattro
volte, ovvero archi nel ponte sopra di quel fiume fabbricato in
Alessandria. .
. . Ghilini
Annali di Alessandria 1486/2
Una
piena straordinaria rovesciava quattro arcate del nuovo ponte sul Tanaro
fabbricato in pietra. .
. . Berta Cenni di cronistoria alessandrina pg. 16 |
|
1493 Fu
anco il medesimo anno un gran diluvio d'acque nella Lombardia, percioché
aumentarono talmente i fiumi per le gran piogge, & impetuose
tempeste, che il Brembo, in Bergamasca, l'Oglio nel Bressano, e la Brera
nel Padovano estirparono grandi arbori, forti ponti, e numerosi edificij,
si come fece l'Adda, il Ticino, ma il Po fra gli altri, venne si superbo
, & orgoglioso, che non lasciò senza gran danno, ne la
destra, e nella sinistra ripa. .
. . Montemerlo Historia di Tortona pg. 162 |
|
1496 Uno
straordinario straripamento del Tanaro e un mitissimo inverno .
. . Schiavina Annali di Alessandria - tradotti da C. A-valle pg. 254
1496,
13 ottobre - Lettera dello Scaramuzia Visconti al Duca. “Illmo et
Ex.mo Sig.re mio semper obseruandissimo etc. - Per auisar la Ex. Vra de
l’infortunio succeduto a questa vestra cittade : in questa matina
hauendo de compagnia del Sig.re Frachasso cerchate tutte queste rochette,
et essendo passati il ponte Tanaro al venir in Alexandria non essendo
lontani uno tirare de balestra. Caschorono li dui penultimi volti depso
ponte verso Bergollio per lo augmento delaqua de Tanaro, Idio laudato
qual ne lasso salui passare : et essendo stati in seme epso Sig.re
Frachasso et io, hauemo, per li tempi presenti che occorreno concluso
che luoco non può stare senza ponte : et perché li andaria tempo
a refarlo, sarria per ora al proposito fargline uno de naue : per
il che ne ho voluto dar hauiso a la Ex. V. . . . , et perche qua non ge
sonno naue a sufficentia, sarrà de bisogno V. Ex. me proueda del
supplimento.” (Cart.
II, n : 67 dd) .
. . Gasparolo
carte alessandrine dall'archivio di stato di Milano pg. 140-141 1496, 20 Novembre. - La comunità di Alessandria domanda al Duca più cose interessanti. “Considerando la calamità ne la quale è supposita essa comunità per la grande inondacione de le acque de Tanaro et Bormida li quali hanno submersi il ponte et multi altri edificii et impite le prate etc.”, domanda sgravio delle tasse. - “Item se degna de fare prouedere ali mamaluchi et stradioti quali aloggiano in quella comunità che debano pagare la roba ali cittadini (si facevan servire e non pagavano - nota del Gasparolo) - Item perché hauendo di bisogno essa comunità di fare doy rotti uno nel Tanaro che lo qual menaza ruyna al loco de Bergolio, l’altro a la Burmida la qual simillemente menaza ruyna de intrare ne la roza dessa cita et subsequenter ruyneria le fosse de quella ; et metereria la citade in grando pericolo de inundarla , et a questi roti fara bisogna de le possessione et loci ne li quali se debieno fare dicti roti : secondo lo designo facto per lo insignero de V. S . . . “, domanda che il Duca lasci gli alvei dei fiumi, perché con essi possa permutare le possessioni, in mezzo alle quali si dovran dedurre detti “rotti”. - “Item aricordiamo ala V. Ex. ultra la ruyna del ponte dessa cita ; il Tanaro è stato in periculo grandissimo di submergere il loco de Bergolio et venendo una altra volta a crescere per ogni modo rumpera li muri desso loco et lo ruynerà se la S. V. non li prouede. La quale suplicamo se degna de concederne che se ne faccia uno argeno de fora de la fossa desso loco, et uno terragio de dentra apresso ele mure et a questo fare sieno astricti li homini de le ville . . . “ (Cart.
I, n. 154) .
. . Gasparolo carte alessandrine dall'archivio di stato di Milano pg. 141 |
|
1497 MCCCCXCVII.
Eodem anno quatuor arcus pontis ob maximas fluminis inundationes
concussi, atque prostrati, reficiuntur maxima cum impensa civitatis,
& aliorum oppidorum ; domusque Boidorum versus Annuntiatam
comburuntur. . . . Lumelli Commentaria pg. 295 |
|
1499 La
Bormida crebbe a dismisura. .
. . Suor
Cecilia Dellavalle cronaca
Aveva
già una parte dell'esercito francese, passata la Bormida presso ad
Alessandria in tempo, ch'erano sopraggiunte grosse piogge, per le quali
e questa e il Tanaro si trovavano talmente gonfi, ch'era impossibile per
quella gente ritornar indietro. .
. . Ghilini Annali di Alessandria 1499/4
Nel
1499 Luigi XII re di Francia, collegato col papa e coi veneziani a
danno del duca Ludovico Sforza, spediva in Italia un forte esercito per
assalirlo ne' suoi stati. Comandante di queste truppe era Gioanni
Giacomo Trivulzio fuoriuscito milanese, che dopo aver assalito e
trucidati i presidii di Annone e Valenza e aver preso Piovera,
Sale, Castelnuovo, Tortona, Voghera e Novi, veniva ad accamparsi sotto
Alessandria per assalirla. Quivi l'esercito francese per le continue
piogge che fecero gonfiare il Tanaro e la Bormida sarebbe stato
facilmente distrutto se il Sanseverino, comandante delle truppe dello
Sforza, avesse assalito i nemici che si trovavano così rinchiusi tra
questi due fiumi; ma per malavventura Alessandria trovò il suo Giuda
nello stesso Sanseverino. .
. . Piccolini Storia popolare di Alessandria pg. 53 |